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Come lavora lo studio, dal primo contatto alla sentenza

Aggiornato il 4 min di lettura852 parole
Risposta diretta

Il lavoro su un procedimento penale segue sempre lo stesso ordine: prima si calcolano i termini, poi si acquisiscono gli atti, poi si verifica che cosa è ancora recuperabile sul piano probatorio, e solo alla fine si sceglie la strada processuale. Invertire l'ordine è il modo più comune di perdere occasioni che non si riaprono.

Primo: i termini

Nel processo penale molti termini sono perentori e non si rimettono in discussione. Il primo lavoro su qualunque fascicolo è quindi aritmetico, non giuridico: si prende la data di notifica e si calcola che cosa scade.

AttoTermineNorma
Riesame di misura cautelare personaleDieci giorni dall'esecuzione o dalla notificazioneart. 309 c.p.p.
Riesame del sequestro preventivoDieci giorni dall'esecuzioneart. 322 c.p.p.
Memorie dopo l'avviso di conclusione delle indaginiVenti giorni dalla notificaart. 415-bis c.p.p.
AppelloTermini decorrenti dal deposito della sentenzaartt. 585 e 544 c.p.p.
Ricorso per cassazioneTermini dell'art. 585 in relazione al depositoart. 585 c.p.p.
QuerelaTre mesi dalla notizia del fatto, salvo termini specialiart. 124 c.p.

È anche la ragione per cui il primo colloquio richiede l'atto ricevuto e la prova della sua notificazione: senza quelle due cose il calcolo non si può fare. Il dettaglio è nella guida su come prepararsi al primo colloquio.

Secondo: gli atti

La difesa si costruisce sul fascicolo, non sul racconto. L'accesso varia con la fase: durante le indagini è limitato e cresce con gli atti a cui il difensore ha diritto di assistere, dopo l'avviso di conclusione delle indagini si apre integralmente sul fascicolo del pubblico ministero, in dibattimento si lavora sul fascicolo per il dibattimento.

Il lavoro sugli atti non è lettura: è confronto fra le fonti. Verbali di sommarie informazioni, annotazioni di servizio, trascrizioni, relazioni tecniche vanno messi l'uno accanto all'altro, perché le contraddizioni fra loro sono il materiale con cui si costruisce l'esame incrociato.

Terzo: che cosa è ancora recuperabile

Le fonti di prova hanno una durata. Le registrazioni di videosorveglianza si sovrascrivono in giorni o settimane, i tabulati hanno termini di conservazione, i testimoni dimenticano, i luoghi cambiano. Verificare presto che cosa esiste ancora è spesso più decisivo di qualunque argomento giuridico.

Il codice riconosce al difensore poteri autonomi di indagine: la facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore dell'assistito (art. 327-bis c.p.p.), il colloquio e l'assunzione di dichiarazioni da persone informate (art. 391-bis c.p.p.), l'accesso ai luoghi (art. 391-sexies c.p.p.) e le investigazioni preventive, esercitabili anche prima che il procedimento sia iniziato (art. 391-nonies c.p.p.).

Sono attività che richiedono forme rigorose: una dichiarazione raccolta senza gli avvertimenti di legge non è utilizzabile e può creare problemi a chi l'ha raccolta. Per questo vanno preventivate e programmate, non improvvisate alla vigilia dell'udienza.

Quarto: la scelta della strada

Solo a questo punto la scelta del rito diventa una decisione informata, perché si conoscono il fascicolo e ciò che si può opporre. La valutazione si fa sui numeri: pena attesa in dibattimento, effetto della diminuente del giudizio abbreviato, esito di una eventuale applicazione della pena su richiesta, praticabilità della sospensione del procedimento con messa alla prova, effetti sul casellario e sulle pene accessorie.

La decisione resta del cliente. Il compito del difensore è metterlo in condizione di prenderla conoscendo le conseguenze di ciascuna opzione, comprese quelle che si manifestano dopo la sentenza. I riti sono descritti nella guida al processo penale.

Come viene tenuto informato il cliente

Il dovere di informazione è un obbligo professionale, non una gentilezza: l'avvocato deve informare il cliente sullo svolgimento del mandato e sulle scelte da compiere. In concreto significa comunicare l'esito di ogni udienza, anticipare le scadenze prima che maturino, spiegare le opzioni prima e non dopo la decisione.

Vale anche il riflesso opposto: nessuna informazione sul procedimento viene data a terzi, nemmeno a chi sostiene la spesa, se non con il consenso dell'assistito. È il punto chiarito nella guida su chi paga l'avvocato.

Domande frequenti

Quando posso vedere le carte del mio procedimento?

Dipende dalla fase. L'accesso integrale al fascicolo del pubblico ministero si apre con l'avviso di conclusione delle indagini dell'art. 415-bis c.p.p.; prima l'accesso è limitato agli atti a cui il difensore ha diritto di assistere.

L'avvocato può cercare prove per conto mio?

Sì. Gli artt. 327-bis e 391-bis e seguenti c.p.p. riconoscono al difensore poteri autonomi di investigazione, esercitabili anche prima dell'inizio del procedimento ai sensi dell'art. 391-nonies c.p.p.

Chi decide se patteggiare?

Il cliente. Il difensore deve fornirgli il quadro completo delle conseguenze di ciascuna opzione, comprese quelle successive alla sentenza.

Ogni quanto ricevo aggiornamenti?

A ogni passaggio processuale e comunque prima di ogni scadenza rilevante: informare il cliente sullo svolgimento del mandato è un dovere professionale.

Se la situazione è urgente

Se ha in mano un atto notificato di recente, il primo passo è il calcolo dei termini. Il primo contatto è gratuito e coperto dal segreto professionale, anche di notte e nei festivi.

Fonti normative e giurisprudenziali

I riferimenti citati in questa guida rimandano ai testi ufficiali. Le norme possono cambiare: verifichi sempre la versione vigente alla data del suo caso.

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