Studio legale internazionale
Quando un cittadino italiano viene arrestato all'estero la difesa si sdoppia: davanti all'autorità straniera può agire soltanto un difensore abilitato in quel paese, mentre il penalista italiano segue i riflessi interni della vicenda, il coordinamento fra le autorità e la posizione che si consolida in Italia. Le due attività hanno costi distinti e non sono alternative fra loro.
Nelle ore successive al fermo contano poche cose: individuare l'autorità che procede, capire quale fatto viene contestato, assicurare la presenza di un difensore all'interrogatorio e stabilire se è stato attivato uno strumento di consegna. Gli uffici consolari mantengono il contatto e trasmettono comunicazioni, ma non difendono nel procedimento e non scelgono il difensore.
Avv. Massimo Romano — Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553, patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015 — Roma, Via Avicenna 97, 00146 · Milano, Via Giuseppe Pecchio 3, 20129 · Napoli, Corso Umberto I 237, 80138 — +39 335 669 3954
In sintesi
- La difesa all'estero richiede un difensore abilitato in quel paese: nessun professionista italiano può compiere atti davanti all'autorità straniera che procede.
- Il penalista italiano resta necessario per i riflessi interni della vicenda, per il coordinamento fra le sedi e per gli effetti che la decisione estera produce in Italia.
- Gli uffici consolari assistono entro limiti precisi: segnalano difensori, trasmettono comunicazioni e mantengono il contatto, ma non svolgono la difesa tecnica.
- Le prime ore sono quelle in cui si fissano le posizioni: la presenza del difensore all'interrogatorio e il diritto all'interprete vanno assicurati immediatamente.
- I costi si sommano, perché il difensore locale e il penalista italiano svolgono attività diverse: conviene chiarire subito come si ripartiscono le competenze.
- La custodia subita all'estero rileva ai fini della pena eventualmente da eseguire in Italia, e va documentata con le attestazioni dell'autorità penitenziaria.
- Il trasferimento dell'esecuzione nel paese di origine è una possibilità distinta dalla consegna, con presupposti propri e una procedura separata.
- La famiglia può fare molto nella fase iniziale: raccogliere i provvedimenti ricevuti, conferire gli incarichi e tenere un canale di comunicazione stabile.
Difesa di italiani detenuti all'estero e coordinamento con avvocati corrispondenti in Europa, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti.
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Chi segue il caso
Un fascicolo penale si muove fra uffici diversi: la procura che indaga, il giudice che decide sulla misura, la corte che riesamina. Lo studio segue il cliente lungo tutti questi passaggi, dall'avviso di conclusione delle indagini fino al ricorso in cassazione, con la stessa persona come riferimento. Chi chiama parla con un avvocato e non con un operatore.
La conversazione iniziale serve a mettere ordine: che cosa è stato notificato, chi ha firmato, se ci sono stati sequestri, se qualcuno è già stato sentito. Subito dopo si decide se serve una nomina immediata, se vale la pena chiedere di essere interrogati, se occorre presentarsi in procura. Le sedi di Roma, Milano e Napoli permettono di seguire procedimenti radicati in fori distanti senza delegare a un collega mai incontrato. I familiari ricevono un punto di contatto stabile, soprattutto quando l'indagato è in custodia cautelare e le notizie arrivano a frammenti.
Una chiamata o un messaggio su WhatsApp bastano per fissare il primo confronto. Chi scrive faccia sapere quale atto ha ricevuto, in quale città si procede e se c'è già una data fissata.
Avv. Massimo Romano — penalista cassazionista
Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553 | Patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015
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