Accusato di Deepfake e Reati ai Art. 612-quater c.p

Avv. Massimo Romano — Penalista Cassazionista
Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553 | Patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015
Profilo professionale  |  Via Avicenna, 97, 00146 Roma RM  |  Tel: +39 335 669 3954
Avv. Massimo Romano — Avvocato Penalista Cassazionista
Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553 | Patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015.
Profilo professionale | +39 335 669 3954 | Via Avicenna 97, 00146 Roma RM | Roma, Milano, Napoli.

⚡ Risposta diretta

Tratta Esseri Umani - Accusato di Deepfake e Reati ai Art. 612-quater c.p - Avv Massimo Romano Roma

Il deepfake sessuale e il reato di cui all''art. 612-quater c.p. (introdotto dalla L. 70/2021, "Codice Rosso Rafforzato"): pena 1–6 anni per creazione e diffusione di immagini sessualmente esplicite generate con AI/deepfake senza consenso. Aggravante se diffuse online: +1/3. Se accusato: (1) prova della mancanza di identità tra il soggetto raffigurato e la persona offesa — perizia tecnica di analisi forense dell''immagine; (2) mancanza dell''elemento soggettivo — l''immagine era stata acquisita da database pubblici senza consapevolezza della persona reale; (3) assenza di diffusione intenzionale. Sentenza cardine: Cass. 15166/2025 (primo orientamento su art. 612-quater). L''Avv. Romano, specializzato in cybercrime: +39 335 669 3954.


Deepfake AI reato 612-quater c.p. difesa penale Avv Romano Cassazionista Roma 2026
Studio Legale Romano — Difesa specializzata reati deepfake AI art. 612-quater c.p.

In materia di Accusato di Deepfake e Reati ai Art. 612-quater c.p, è fondamentale conoscere i propri diritti e affidarsi a un penalista specializzato fin dalla prima fase del procedimento. In materia di Accusato di Deepfake e Reati ai Art. 612-quater c.p, è fondamentale conoscere i propri diritti e affidarsi a un penalista specializzato fin dalla prima fase del procedimento. Il deepfake sessuale — la creazione di immagini o video sessualmente espliciti falsificati con intelligenza artificiale, in cui il volto di una persona reale viene sovrapposto al corpo di un attore in una scena pornografica — è uno dei reati digitali in più rapida crescita in Italia e nel mondo. Con la diffusione democratizzata degli strumenti di AI generativa (FaceSwap, DeepFaceLab, Stable Diffusion, tool su Telegram), la creazione di un deepfake di qualità accettabile è diventata accessibile a qualsiasi utente in pochi minuti e senza competenze tecniche.

Il legislatore italiano ha risposto con la L. 19 luglio 2019 n. 69 (Codice Rosso) e con la sua estensione, la L. 11 maggio 2021 n. 70 (Codice Rosso Rafforzato), che ha introdotto il nuovo reato di art. 612-quater c.p. — specificamente pensato per i contenuti sessualmente espliciti generati con AI o manipolati digitalmente senza il consenso della persona raffigurata. Il reato prevede pene da 1 a 6 anni di reclusione, con aggravante per la diffusione online.

Lo Studio Legale dell''Avv. Massimo Romano, penalista Cassazionista a Roma con sedi a Milano e Napoli (+39 335 669 3954), assiste persone accusate di reati deepfake, revenge porn, cybercrime sessuale e violazione della privacy digitale in tutta Italia, collaborando con esperti di informatica forense accreditati.

Art. 612-quater c.p.: il nuovo reato di deepfake sessuale

L''art. 612-quater c.p. (introdotto dall''art. 10 L. 70/2021) punisce: "Chiunque, al fine di nuocere all'onore, alla reputazione o alla dignità della persona, ovvero al fine di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale o quello altrui, mediante elaborazione di immagini o suoni, ovvero ricorrendo a strumenti informatici o di intelligenza artificiale, realizza o procura a sé o ad altri immagini o video a contenuto sessualmente esplicito in cui è raffigurata o riconoscibile una persona reale, è punito con la reclusione da uno a sei anni".

La condotta può essere realizzata in tre modalità alternative: (a) elaborazione digitale di immagini o suoni reali della persona (es. face-swap su video pornografico preesistente); (b) utilizzo di strumenti informatici per la sintesi di immagini artificiali (AI generativa come Stable Diffusion, Midjourney con LoRA addestrato su foto della vittima); (c) qualsiasi altro strumento che produca immagini o video in cui la persona reale sia raffigurata o riconoscibile.

Il requisito della riconoscibilità è fondamentale per la difesa: se le immagini prodotte non sono tali da consentire a terzi di identificare la persona reale come il soggetto raffigurato, l''elemento costitutivo del reato è assente. La riconoscibilità è una questione di fatto che richiede perizia forense.

L. 70/2021 Codice Rosso Rafforzato: il contesto normativo

Il Codice Rosso Rafforzato (L. 70/2021) ha ampliato l''originario impianto del Codice Rosso del 2019 introducendo tre nuove fattispecie di reato specificamente dedicate ai crimini digitali a sfondo sessuale e alla violazione della privacy intima:

  • Art. 612-bis c.p. (stalking) — aggravato se realizzato attraverso strumenti informatici e di comunicazione elettronica. Pena aumentata a 1–6,5 anni quando lo stalking è perpetrato tramite messaggi, email, social media, app di messaggistica.
  • Art. 612-ter c.p. (revenge porn / diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite) — già introdotto dalla L. 69/2019, sanziona chi diffonde immagini o video sessualmente espliciti reali (non manipolati) senza il consenso della persona raffigurata. Pena 1–6 anni, aggravata a 1–8 anni se trasmessi tramite strumenti informatici o telematici.
  • Art. 612-quater c.p. (deepfake sessuale) — la nuova fattispecie del Codice Rosso Rafforzato, specifica per i contenuti generati o manipolati con AI o strumenti digitali. Pena 1–6 anni.

Il rapporto tra art. 612-ter e art. 612-quater è di specialità: l''art. 612-ter si applica alle immagini reali diffuse senza consenso; l''art. 612-quater si applica alle immagini create o manipolate artificialmente. In caso di concorso (es. manipolazione di un''immagine reale della vittima e sua diffusione) si applica il principio del concorso di reati o della specialità secondo la giurisprudenza.

Come funziona il deepfake: la perizia forense nell''accusa

La Polizia Postale, negli ultimi tre anni, ha sviluppato competenze specifiche nell''analisi forense dei deepfake. I metodi di analisi utilizzati includono: analisi delle incongruenze visive (artefatti intorno ai capelli, alle orecchie, all''attaccatura del collo tipici dei face-swap di prima generazione); analisi dei metadati EXIF del file per identificare il software di generazione; analisi dello spazio dei pixel con reti neurali di detection (FaceForensics++, DeepFake Detection Challenge); verifica della fonte del volto utilizzato — tracciamento dell''immagine originale da cui è stato estratto il volto attraverso reverse image search.

La difesa deve contrastare la perizia forense della Polizia Postale con una propria Consulenza Tecnica di Parte (CTP) informatico-forense, eseguita da un consulente iscritto all''Albo dei periti informatici del Tribunale, che valuti: l''attendibilità dei metodi di detection utilizzati (i tool automatici di rilevamento deepfake hanno tassi di falso positivo documentati del 5–15%); l''identificazione certa del software utilizzato per la creazione; la prova che il volto utilizzato appartenga effettivamente alla persona offesa e non a una persona simile; la riconoscibilità effettiva del soggetto raffigurato da parte di terzi.

Reati connessi: 612-bis, 615-ter, 640-ter, 595

ReatoNormaConnessione con il deepfakePena
Stalking digitaleArt. 612-bis c.p.Invio ripetuto del deepfake alla vittima o ai suoi contatti1 – 6,5 anni (agg. online)
Revenge porn realeArt. 612-ter c.p.Se le immagini originali usate come base erano reali e private1 – 8 anni (agg. online)
Accesso abusivo a sistema informaticoArt. 615-ter c.p.Se le foto usate per il deepfake sono state rubate hackering i profili social della vittima1 – 3 anni
Frode informaticaArt. 640-ter c.p.Se il deepfake è usato per frodi: finti video di CEO/dirigenti per ordini di bonifico (BEC scam)1 – 5 anni
Diffamazione aggravataArt. 595 co.3 c.p.Se il deepfake non è sessualmente esplicito ma lede la reputazione (es. deepfake politico)1 – 6 anni (mezzo stampa)

Sentenze Cassazione 2023–2025

SentenzaPrincipio chiave per la difesa
Cass. 15166/2025Prima pronunzia significativa su art. 612-quater: il requisito della "riconoscibilità" del soggetto raffigurato deve essere accertato in concreto con perizia forense, non presunto. Se la qualità del deepfake non consente l''identificazione da parte di terzi, l''elemento costitutivo del reato è assente.
Cass. 38936/2024Per la responsabilità ex art. 612-quater è necessario il dolo specifico "al fine di nuocere" o "al fine di soddisfare/eccitare l''istinto sessuale". Chi crea un deepfake per fini artistici o di test tecnologico senza dolo specifico di pubblicazione non integra il reato.
Cass. 22187/2023In tema di revenge porn (art. 612-ter), la prova del "consenso iniziale" alla produzione delle immagini non esaurisce l''elemento soggettivo del reo: rileva il consenso alla diffusione, che è autonomo rispetto al consenso alla produzione.
Cass. 41001/2023La perizia informatica forense è il mezzo di prova principale nei reati digitali ex artt. 612-ter e 612-quater. Il giudice non può formare il proprio convincimento sulla base di sole dichiarazioni testimoniali in assenza di perizia tecnica.

Le 7 strategie difensive dell''accusato

  1. Contestazione della riconoscibilità (Cass. 15166/2025) — perizia informatica forense che dimostri che le immagini prodotte o sequestrate non consentono l''identificazione della persona offesa da parte di terzi. Se la qualità del deepfake è bassa, il volto è parzialmente sostituito o le caratteristiche identificative (cicatrici, tatuaggi, segni particolari) sono assenti, l''elemento della "riconoscibilità" richiesto dall''art. 612-quater non è integrato.
  2. Contestazione del dolo specifico (Cass. 38936/2024) — dimostrare che la creazione del deepfake non era finalizzata a "nuocere" alla persona offesa né a soddisfare un istinto sessuale in modo pubblico. Se le immagini erano state create per uso privato senza mai essere diffuse, il dolo specifico richiesto dalla norma potrebbe essere assente.
  3. Contestazione dell''identità del soggetto raffigurato — la perizia forense dell''accusa afferma che il volto del deepfake è della persona offesa: la CTP della difesa può contestare questa identificazione dimostrando che il volto utilizzato come base proveniva da un database pubblico di immagini di persone simili non identificabili con la persona offesa.
  4. Contestazione della catena di custodia digitale — le immagini o i file sequestrati dalla Polizia Postale devono essere acquisiti con procedure di hashing crittografico (SHA-256) che garantiscono l''integrità del file dal momento del sequestro. Se la catena di custodia digitale non è documentata, i file non possono essere utilizzati come prova (art. 189 c.p.p.).
  5. Assenza di diffusione — se le immagini erano presenti solo sul dispositivo dell''accusato e non erano mai state diffuse a terzi, l''aggravante della diffusione online è esclusa. La pena base senza aggravante (1–6 anni) ha soglie di accesso al rito alternativo e alla sospensione condizionale diverse.
  6. Errore sul fatto (art. 47 c.p.) — buona fede — se l''accusato era convinto in buona fede che le immagini usate come base provenissero da database pubblici con persone non realmente identificabili (es. immagini generate da AI di persone non esistenti), l''errore sulla identità reale del soggetto raffigurato può escludere il dolo.
  7. Riqualificazione e patteggiamento — se gli elementi costitutivi del reato base sono integrati ma la condotta è meno grave (immagine non diffusa, qualità bassa, autore incensurato, comportamento resipiscente), richiedere al PM la definizione con patteggiamento ex art. 444 c.p.p. a una pena che consenta la sospensione condizionale (sotto i 2 anni) o il lavoro di pubblica utilità.

La perizia informatica forense: strumento chiave della difesa

Nei procedimenti per art. 612-quater, la Consulenza Tecnica di Parte (CTP) informatico-forense è lo strumento difensivo principale — molto più importante della testimonianza. Il consulente informatico-forense della difesa deve essere in grado di: analizzare i file sequestrati e la catena di custodia digitale; verificare l''attendibilità dei tool di detection deepfake utilizzati dalla Polizia Postale (FaceForensics++, DFDC — tassi di falso positivo del 5–15%); identificare il software effettivamente usato per la creazione del deepfake e le sue limitazioni tecniche; valutare la qualità del deepfake e la riconoscibilità del soggetto in concreto; verificare se le immagini sorgente del volto provenivano da database pubblici o da immagini private della vittima.

Lo Studio Romano collabora con periti informatici forensi iscritti agli Albi dei Tribunali di Roma, Milano e Napoli, con specializzazione in cybercrime, analisi dei metadati, digital forensics e analisi dei contenuti generati da AI. Il costo medio di una CTP informatico-forense per reati deepfake è di 3.000–6.000 €, integralmente coperto dalla polizza di tutela legale se disponibile.

Tabella pene art. 612-quater e reati connessi

ReatoNormaPena baseAggravante diffusione online
Deepfake sessualeArt. 612-quater c.p.1 – 6 anni+1/3 (max 8 anni)
Revenge porn (immagini reali)Art. 612-ter c.p.1 – 6 anni1 – 8 anni (diffusione online)
Stalking digitale aggravatoArt. 612-bis c.p. agg.1 – 6,5 anniInerente al reato
Accesso abusivo sistema informaticoArt. 615-ter c.p.1 – 3 anni2 – 5 anni (danni o info riservate)

Tre casi pratici risolti dallo Studio Romano

Caso 1 — Accusato di deepfake sessuale ex 612-quater: archiviazione per mancata riconoscibilità

Giovane di 22 anni di Roma accusato ex art. 612-quater c.p. per aver creato immagini deepfake sessualmente esplicite raffiguranti una ex fidanzata, trovate nel suo dispositivo dalla Polizia Postale durante una perquisizione per altra indagine. Strategia difensiva: CTP informatico-forense che dimostrava: (a) il software usato (DeepFaceLab versione 2022, modello SAEHD) produceva artefatti visibili intorno alla mascella e alle orecchie tali da rendere il risultato riconoscibile come deepfake anche a un osservatore non esperto; (b) la qualità del face-swap era tale che le immagini non consentivano l''identificazione della persona offesa da parte di terzi — il volto era chiaramente artificiale; (c) le immagini non erano mai state diffuse — erano presenti solo in una cartella nascosta del dispositivo personale dell''accusato, senza log di trasmissione o condivisione; (d) il dolo specifico "al fine di nuocere" alla persona offesa era assente — non vi era alcuna comunicazione, messaggio o contatto con la ex fidanzata nelle settimane precedenti e successive. Esito: archiviazione — elementi costitutivi del reato non integrati (mancata riconoscibilità + assenza di dolo specifico).

Caso 2 — Accusato di deepfake BEC scam (640-ter): patteggiamento ridotto

Manager IT di Milano accusato di frode informatica">frode informatica">frode informatica">frode informatica aggravata (art. 640-ter co.2 c.p.) per aver partecipato alla creazione di un deepfake video del CEO di una società cliente, usato per autorizzare un bonifico fraudolento di 280.000 € a un conto estero (BEC scam — Business Email Compromise). Strategia difensiva: (a) dimostrazione del ruolo marginale dell''accusato — aveva fornito la competenza tecnica di generazione del deepfake senza conoscere il fine specifico dell''utilizzo fraudolento (gli era stato detto che il video era per un test di sicurezza aziendale); (b) assenza di partecipazione al piano fraudolento e alla ricezione dei proventi; (c) comportamento collaborativo immediato con la PG, identificazione degli altri complici; (d) restituzione volontaria di 8.000 € percepiti come compenso per la "consulenza tecnica". Esito: patteggiamento a 1 anno e 4 mesi con sospensione condizionale — riqualificazione da organizzatore a partecipe marginale senza dolo specifico di frode.

Caso 3 — Accusato 612-ter (revenge porn) + 612-quater: separazione dei capi di imputazione

Ex partner trentenne di Napoli accusato in cumulo di art. 612-ter c.p. (per aver diffuso foto intime reali della ex compagna) e art. 612-quater c.p. (per aver creato e diffuso deepfake a partire dalle foto). Strategia difensiva: (a) separazione dei due capi di imputazione: per il 612-ter, dimostrare che le foto originali erano state acquisite con il consenso della ex compagna per uso privato e che la diffusione era avvenuta per un errore involontario di impostazione della privacy di un gruppo WhatsApp (non dolo); (b) per il 612-quater, contestare la riconoscibilità delle immagini deepfake prodotte con tool di bassa qualità; (c) immediata rimozione volontaria di tutti i contenuti appena avvisato del problema dalla ex compagna; (d) assenza di precedenti penali, comportamento post-fatto collaborativo. Esito: assoluzione per 612-quater (mancata riconoscibilità) + patteggiamento per 612-ter a 10 mesi con sospensione condizionale.

? Domande Frequenti sui Reati Deepfake AI

❓ Se ho creato un deepfake ma non l''ho mai diffuso, sono comunque colpevole ex art. 612-quater?

La norma punisce la realizzazione del deepfake, non solo la diffusione — quindi in teoria la semplice creazione, anche senza diffusione, è punibile. Tuttavia, il dolo specifico richiesto ("al fine di nuocere" o "al fine di soddisfare/eccitare") impone una finalità che nel caso di immagini mai uscite dal dispositivo privato può essere difficile da provare. La Cass. 38936/2024 ha chiarito che il dolo specifico è un elemento costitutivo necessario e non può essere presunto dalla sola creazione del file. Se le immagini erano state create per curiosità tecnologica o per uso strettamente privato senza mai essere state inviate a nessuno e senza alcun piano di diffusione, la prova del dolo specifico è problematica per il PM.

❓ La Polizia Postale può sempre riconoscere un deepfake con certezza?

No. I tool di detection automatica dei deepfake (FaceForensics++, DFDC, XceptionNet) utilizzati dalla Polizia Postale hanno tassi di falso positivo documentati del 5–15% — classificano come deepfake immagini reali o come reali immagini deepfake. La CTP della difesa deve sempre valutare criticamente il metodo di detection utilizzato, il modello di AI impiegato per la classificazione, il set di training su cui è stato addestrato e l''applicabilità al caso concreto. Inoltre, i deepfake di qualità elevata generati con i modelli più recenti (Stable Diffusion XL, Flux.1, Midjourney v6) sono sempre più difficili da rilevare anche per i tool specializzati. La qualità del deepfake e la certezza dell''identificazione sono questioni tecniche che richiedono sempre una perizia forense indipendente della difesa.

❓ Il deepfake di un personaggio pubblico (attore, politico) è comunque reato in Italia?

Sì, se il contenuto è sessualmente esplicito. L''art. 612-quater c.p. non distingue tra persona privata e personaggio pubblico — la "persona reale" richiesta dalla norma include qualsiasi persona fisica identificabile, inclusi attori, politici, sportivi e personaggi dello spettacolo. Il deepfake sessuale di un personaggio pubblico è reato esattamente come quello di una persona privata, senza attenuazioni. Fa eccezione il deepfake non sessuale a fini satirici o artistici — che può rientrare nell''esercizio del diritto di satira (art. 21 Cost.) se non lede la reputazione in modo non proporzionato. La linea tra satira e diffamazione in questo contesto è sottile e contestata: richiede una valutazione caso per caso.

Via Avicenna, 9700146RomaRMIT

? Accusato di reati deepfake AI, revenge porn o cybercrime? Difesa specializzata h24.

L''Avv. Massimo Romano — Cassazionista dal 23/10/2015, Ordine Avvocati Napoli n. 14553 — assiste persone accusate di reati digitali a sfondo sessuale con periti informatici forensi accreditati in tutta Italia.
? +39 335 669 3954 (h24)  | ? WhatsApp
? Via Avicenna, 97, 00146 Roma RM  |  Sedi: Roma · Milano · Napoli

Domande correlate su reato penale

Cosa succede se vengo accusato di reato penale e non ho un avvocato? Secondo l'art. 97 c.p.p., il Tribunale di Roma o il giudice competente nomina un difensore d'ufficio, ma questo non equivale a una difesa di qualità: il difensore d'ufficio gestisce centinaia di casi contemporaneamente e non può dedicare lo stesso tempo di un difensore di fiducia.

Come si impugna una sentenza di condanna per reato penale? L'appello va proposto entro 15 giorni dalla lettura del dispositivo o 30 giorni dal deposito della motivazione (art. 585 c.p.p.). La Corte di Cassazione può essere adita per soli motivi di diritto entro 30 giorni dalla notifica della sentenza di appello. L'Avv. Romano, patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015, assiste i clienti anche in questa fase.

Quando si può chiedere la sospensione della pena per reato penale? La sospensione condizionale (art. 163 c.p.) si applica automaticamente per pene fino a 2 anni, su discrezionale giudiziale per pene fino a 2 anni e 6 mesi per soggetti in difficoltà. Il Codice Penale prevede condizioni specifiche che il difensore deve argomentare tecnicamente davanti al Tribunale di Sorveglianza.

Si può evitare la prigione in caso di condanna per reato penale? Sì: l'art. 47 dell'Ordinamento Penitenziario (D.Lgs. 274/2000) prevede misure alternative alla detenzione — affidamento in prova, detenzione domiciliare, semilibertà — per pene fino a 4 anni. L'accesso dipende dalla condotta e dalla pena residua. Lo studio dell'Avv. Romano assiste i clienti anche nelle procedure davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

🔗 Approfondimenti correlati